Conferenza “Valutare il dibattito: pratica e didattica”

Il dibattito è un confronto argomentativo in cui i partecipanti, avendo punti di vista diversi, tentano di convincere l’uditorio e la controparte della plausibilità della propria posizione rispetto a quella concorrente. Espressione e fondamento della ragionevolezza critica e dell’anti-autoritarismo, il dibattito regola il confronto tra individui a livelli diversi e in ambiti differenti e richiede, per la sua adeguata conduzione, complesse quanto molteplici competenze.

Se è impegnativo partecipare attivamente al confronto argomentativo, altrettanto problematico è valutarlo. Il processo argomentativo è infatti poliedrico perché consente letture retoriche, pragmatiche e logiche – formali e informali – e la sua valutazione è condizionata dal proprio grado di conoscenza dell’argomento trattato e non raramente dalla personale posizione assunta in merito. La difficoltà della valutazione è inoltre accresciuta dalla dimensione orale del dibattito che, intrecciando alla componente argomentativa fattori para-verbali e non-verbali, impone considerazioni e attenzioni aggiuntive sul ruolo e sull’influenza di tali dispositivi.

Il problema di cosa valutare in un dibattito conduce alla questione di come valutarlo. Le teorie descrittive del fenomeno argomentativo inteso come prodotto, processo o procedura sono a loro volta svariate e non sempre conciliabili. Gli strumenti per la rilevazione e misurazione di tali aspetti con riferimento al contesto dibattimentale ancora scarsamente affinati e operativamente applicabili. Le teorie para-verbali e non-verbali raramente godono di traduzioni docimologiche.

In ambito pedagogico, inoltre, dove il dibattito è impiegato come metodo educativo e formativo, la responsabilità della relazione educativa aggiunge, alle precedenti problematiche, preoccupazioni sulla didattica della valutazione del dibattito e sulle modalità d’esposizione e ricezione della sua stessa valutazione. Anche dalla loro efficacia dipende infatti il grado d’apprendimento di conoscenze, abilità e atteggiamenti che con il dibattito si vogliono promuovere e la comprensione da parte dello studente degli aspetti perfettibili del proprio operato da una prospettiva che sia insieme competente e terza, imparziale, obiettiva.

Pertanto l’esigenza di trasparenza, attendibilità e omogeneità di valutazione, avvertita sia dove il dibattito è impiegato come metodo educativo e formativo sia in altri ambiti in cui esso si manifesta, motiva la conferenza “Valutare il dibattito: pratica e didattica, prospettive e problemi” sollecitando la riflessione in generale sulla valutazione dei dibattiti e in particolare sulla valutazione dei dibattiti adottati come metodo educativo e formativo nonché sulla formazione di chi tali dibattiti dovrà valutare e giudicare.

 

 

PROGRAMMA DELLA CONFERENZA

 

Ore 14.30        Adelino Cattani (Università di Padova) – Vir bonus iudicandi peritus

Ore 15.00        De Conti Manuele (Università di Padova) – La preparazione argomentativa del giudice di dibattito

Ore 15.30        Richard Davies (Università di Bergamo) – A very palpable hit

Ore 16.00        Franca D’Agostini (Università di Milano) – Educazione ai superconcetti: come usare la filosofia nella didattica e nella pratica

aaaaaaaaaaaadel dibattito

 

Ore 16.30        Pausa

 

Ore 17.00        Andrea Gilardoni (Milano) – Le competenze argomentative a scuola. Come maneggiare le statistiche

Ore 17.30        Giacomo Ambrosini (Palestra di Botta e Risposta – Padova) – Prassi quotidiana e istanze docimologiche: un accordo

aaaaaaaaaaaaimpossibile?

Ore 18.00        Sibilla Cantarini (Università di Verona) e Sergio Novani (Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore)  – Un approccio

aaaaaaaaaaa pragmalinguistico all’argomentazione “felice”

Ore 18.30        Franchino Sonzogni (Fondazione Dialogo – Campus per la democrazia – CH) – La gioventù dibatte

Ore 19.00        Valutare il dibattito: discussione e conclusione

 

 

SOMMARI E NOTE BIOGRAFICHE

 

Adelino Cattani – Vir bonus iudicandi peritus

Come valutare l’esito di un dibattito e, più precisamente, come stabilire chi ha vinto e chi ha perso in una discussione?

L’aggiudicazione è quantomai problematica perché i due criteri di valutazione, quello che riguarda il contenuto (quale tesi esce rafforzata?) e quello che riguarda i disputanti (chi ha dibattuto meglio, con maggiore abilità e capacità?) sono scindibili. Per dirla con Michel  de  Montaigne: «quando ottenete la vittoria per merito del vostro argomento, è la verità che vince; quando…per merito dell’ordine e dell’esposizione, siete voi che vincete».

La questione è ulteriormente complicata dal fatto che, oltre a discutere su una questione e fra controparti, lo si fa per persuadere qualcuno.

Pertanto, poiché in un dibattito vi sono tre componenti fondamentali (tesi, fautori e destinatari), almeno tre saranno gli oggetti e quindi i criteri primari di valutazione:

1. la forza della tesi sostenuta, vale a dire l’integrità dell’edificio teorico;

2. la forza combattiva, vale a dire la capacità di tenere testa, difensivamente od offensivamente, alla controparte;

3. la forza di persuasione, vale a dire l’effetto sull’uditorio.

Il giudice di dibattito è paragonabile ad un sommelier. Degustare dibattiti è come assaggiare vini: serve un vir bonus iudicandi peritus per valutarne insieme grado alcolico, aroma, bouquet e dolcezza, amarezza, durezza.

 

Adelino Cattani (adelino.cattani@unipd.it) insegna Teoria dell’argomentazione nell’Università di Padova. Promotore di una formazione al dibattito nella scuola, ha ideato e dirige una “Palestra di botta e risposta”. Tra i suoi libri: Forme dell’argomentare (1994), Botta e Risposta (2001), Come Dirlo? (2008), 50 discorsi ingannevoli (2011).

 

 

De Conti ManueleLa preparazione argomentativa del giudice di dibattito

Il dibattito regolamentato prevede la presenza di più giudici alcuni dei quali si focalizzano sull’aspetto argomentativo delle esposizioni e degli scambi comunicativi. La funzione dei giudici è di valorizzare le forme d’argomentazione corrette e di fornire indicazioni per migliorare gli scambi o le esposizioni che presentano problemi. Per assolvere a tale compito è però necessaria la conoscenza dei modelli argomentativi che informano l’attività dibattimentale in modo da poterli riconoscere e valutare. Pertanto, il presente intervento, partendo dall’analisi di alcuni dibattiti regolamentati tra studenti, si propone di esporre tali modelli e di fornire una base per la futura preparazione dei giudici e per la valutazione dei dibattiti regolamentati stessi al fine di consolidare o generare la convinzione negli studenti di poter padroneggiare il compito loro richiesto.

 

Manuele De Conti (manueledeconti@hotmail.com) è laureato in filosofia e dal 2004 si occupa dello studio e della promozione del dibattito regolamentato collaborando in qualità di organizzatore, coordinatore, formatore e giudice al progetto di dibattito dell’Università di Padova “Palestra di Botta e Risposta”. Svolge attività di formazione al dibattito e di giudice, riconosciuto anche dal World Debate Institute, Università del Vermont (U.S.A). Attualmente è dottorando in Scienze Pedagogiche dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Padova.

 

 

Richard Davies – “A very palpable hit[1]

Nel preambolo della sua Dialettica (1830/1) Schopenhauer paragona un dibattito a un duello e postula come eventuale spettatore un maestro di scherma. Nella attività agonistica della scherma, ci sono regole e meccanismi per determinare quando un colpo è valido, e in un duello vero e proprio è il risultato (il primo sangue – o l’ultimo – dell’oppositore) che conta. Mentre in altri luoghi del trattatello vengono indicate altre figure di valutatori di una disputa (le parti stesse, un eventuale pubblico), qui Schopenhauer sembra individuare un esperto esterno al combattimento che non si interessa di chi dei contendenti abbia avuto o avrà ragione. In molti dibattiti ci possono essere figure come quella del moderatore, che dà o toglie la parola ai relatori, o quella dell’arbitro-giudice, che cerca di applicare le regole del gioco (annullando alcuni dei colpi inferti in linea con mosse illecite), ma può darsi che quella che ha in mente Schopenhauer sia piuttosto la figura di un critico – quasi estetico – dei comportamenti dibattimentali. In base ai suoi commenti ai vari “stratagemmi”, possiamo ricostruire almeno una parte dello stile prediletto di questo osservatore-connoisseur della dialettica-eristica.

 

Richard Davies (davies@unibg.it) è ricercatore di filosofia teoretica all’Università di Bergamo. Ha scritto libri su Cartesio e un prontuario di logica simbolica nonché numerosi articoli riguardanti la logica, la metafisica, l’etica e la storia della filosofia, apparsi su pubblicazioni italiane e internazionali. Attualmente sta elaborando un testo sulla “parafilosofia”.

Franca D’Agostini Educazione ai superconcetti: come usare la filosofia nella didattica e nella pratica del dibattito

 

 

Franca D’AgostiniEducazione ai superconcetti: come usare la filosofia nella didattica e nella pratica del dibattito

Si postula che la teoria dell’argomentazione (TdA) sia un campo interdisciplinare. Non è però chiarito, io credo, quale sia esattamente il contributo della filosofia al suo interno, e quale ruolo svolga la competenza filosofica nello studio, nella pratica, nell’insegnamento dell’argomentazione.

Visto che l’obiettivo del convegno è porre la questione in termini pratici, non mi dilungherò molto sulle teorie al riguardo, per concentrarmi su una specifica ipotesi di lavoro che riguarda specialmente la didattica relativa ai confronti discussivi. L’ipotesi è che la competenza filosofica utile nell’arte della discussione consista nel conoscere l’uso (piuttosto insidioso) di alcuni concetti fondamentali, come essere, verità, bene, variamente indicati nella tradizione come trascendentali o generi sommi o concetti formali, o proprietà concettuali o concetti della riflessione. Wittgenstein a un certo punto li chiamò ironicamente super-concetti, Überbegriffe.

Presenterò tre esempi, farò vedere come tali concetti governino in particolare i disaccordi irriducibili, e come in definitiva la conoscenza del loro funzionamento sia estremamente utile.

 

Franca D’Agostini (franca.dagostini@polito.it) insegna Filosofia della scienza al Politecnico di Torino e Analisi del discorso politico all’Università del Piemonte orientale, e collabora alla «Stampa» e al «Manifesto». Tra i suoi ultimi saggi: Paradossi (Carocci, 2009), Verità avvelenata. Buoni e Cattivi argomenti nel dibattito pubblico (Bollati Boringhieri, 2010), Introduzione alla verità (Bollati Boringhieri, 2011) e I mondi comunque possibili. Logica per la filosofia e il ragionamento comune (Bollati Boringhieri, 2012).

 

 

Andrea GilardoniLe competenze argomentative a scuola. Come maneggiare le statistiche

Quale funzione svolgono, nel dibattito, i numeri, le percentuali e le statistiche? Per farlo capire agli studenti delle scuole superiori proponiamo un percorso didattico improntato al potenziamento delle competenze argomentative specifiche.

Innanzi tutto, chiariremo che l’argomento statistico, un’inferenza induttiva sui generis che mira a confermare o confutare un’ipotesi interpretativa di fenomeni di ogni sorta (dal legame tra immigrazione e delinquenza all’efficacia dei vaccini o dell’omeopatia), è una formulazione più rigorosa dell’esempio e della generalizzazione, strumenti fondamentali del dibattito pubblico.

In secondo luogo, indicheremo come impostiamo la ricerca preparatoria in classe: prima di usare le statistiche in un dibattito occorre infatti metterle alla prova, se non si vuole essere troppo velocemente confutati di fronte all’uditorio. Ma questo significa fornire indicazioni di metodo.

In terzo luogo,  proprio sulla base di queste indicazioni, illustreremo come impostiamo il dibattito all’interno della classe e, nello specifico come lo valutiamo, fornendo alcuni esempi di griglie di valutazione, sia per il docente che per il giudice. Con “griglia di valutazione” si intende qui un elenco ragionato dei criteri di valutazione che metta in evidenza quali difficoltà emergono già solo nell’individuazione di tali criteri (difficoltà legate a quelle più generali della valutazione delle competenze).

 

Andrea Gilardoni (ilquadratodelleopposizioni@gmail.com) è docente di storia e filosofia presso il Liceo scientifico “Luigi Cremona” di Milano. Autore del manuale di Logica e argomentazione (Milano 2005, 2008), traduttore, direttore della collana di logica, retorica e argomentazione Il quadrato delle opposizioni e formatore di docenti (nell’ambito della SILSIS e del TFA) collabora da tempo con diverse istituzioni regionali o nazionali nell’ambito dei progetti linguistici CLIL o ESABAC.

 

 

Giacomo AmbrosiniPrassi quotidiana e istanze docimologiche: un accordo impossibile?

Si tratta di porre la seguente questione: è possibile creare una migliore convergenza tra le valutazioni dei giudici e la percezione da parte delle squadre disputanti del valore delle rispettive performance argomentative?

E’ un dato innegabile che tra docimologia e prassi valutativa si creano delle tensioni. L’istanza di razionalità, trasparenza e oggettività della scienza della valutazione trova difficoltà a realizzarsi  nelle molteplici e mutevoli condizioni del valutare in atto.

Non bisogna dimenticare che il problema riflette il più ampio dibattito di questi decenni intorno alla didattica: su criteri, linee , obiettivi e modalità dell’attività educativa.

Bisogna chiarire che nella didattica ordinaria la valutazione si inserisce come momento di un ciclo più ampio e in sé compiuto. Infatti nella didattica preparazione, obiettivi e verifica sono determinati da una medesima persona; nella disputa invece i due momenti, di preparazione e valutazione, vedono attori diversi.

Che in certi casi la valutazione espressa appaia non solo plausibile ma forse anche passibile di qualche critica, non dovrebbe suscitare sorpresa a chi vive in situazione il compito di  giudicare.

Tuttavia l’esperienza ci dice che tale evenienza si propone soprattutto nei casi di sostanziale equivalenza tra le squadre.

Docenti e alunni delle rispettive squadre dovrebbero convergere con i giudici su alcune premesse:

– non ci può essere un giudizio assoluto e inoppugnabile;

– non si deve chiudere in gabbie rigide la creatività e l’imprevedibilità;

– non è possibile una compiuta convergenza tra la valutazione delle singole squadre e quella della giuria.

La commissione giudicante dovrebbe:

– circoscrivere l’ambito del topico per limitare il moltiplicarsi dei possibili percorsi;

– proporre norme più dettagliate sulle modalità di ripresa delle fonti, di argomentazione e dialettica.

 

Giacomo Ambrosini (giacambrosini@tiscali.it) è laureato in Filosofia e ha conseguito il diploma di perfezionamento nella stessa disciplina presso l’Università di Padova. Laureato in Sociologia presso l’Università di Urbino ha pubblicato Negazione e proposta morale in Meister Eckhart (1980). Ha insegnato Storia e Filosofia nel Licei e ha partecipato con la propria classe a vari tornei di dibattito. Ora collabora come componente di giuria nel progetto Palestra di botta e risposta.

 

Sibilla Cantarini e Sergio Novani – Un approccio pragmalinguistico all’argomentazione “felice”

Il contributo propone un’analisi della valutazione del dibattito secondo l’approccio proposto da V. Lo Cascio muovendo da una riflessione sugli scopi perlocutori dell’argomentazione intesa come atto linguistico. Nella fattispecie, si prendono in esame le eventuali conseguenze in termini di “felicità” dell’atto argomentativo a seconda che prevalga una valutazione dell’argomentazione comprensiva degli effetti perlocutori intesi come reazione effettiva all’atto linguistico argomentativo, ovvero una valutazione comprensiva degli scopi perlocutori intesi semplicemente come espressione di ciò che il parlante intende perseguire e quindi come semplice recezione dell’atto linguistico argomentativo.

 

Sibilla Cantarini (sibilla.cantarini@gmail.com) è Professore Associato di Linguistica Tedesca presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Verona. I suoi studi riguardano principalmente l’interfaccia lessico-sintassi, la semantica lessicale, la lessicografia, l’analisi del dialogo, l’analisi della conversazione e la teoria dell’argomentazione.

 

Sergio Novani (novanisergio@libero.it) è Professore Invitato di Filosofia analitica della Religione, Epistemologia e Teoria dell’Argomentazione presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore, Istituto Superiore di Scienze Religiose affiliato con la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale. Le sue principali aree di ricerca riguardano la teoria dell’argomentazione, l’epistemologia, la filosofia analitica della religione, la teologia controversistica, l’analisi delle dispute scolastiche.

 

Franchino SonzogniLa gioventù dibatte

“Partiamo sempre dal presupposto che oggigiorno le persone non vogliano altro che la democrazia. Constato invece che attualmente un buon terzo degli Svizzeri non s’interessa molto alla propria democrazia.”(Peter Bichsel)

In un paese come la Svizzera, dove il popolo è chiamato a esprimere continuamente il proprio parere per questioni che concernono tutti i campi sociali, è importante sostenere e stimolare i giovani ad assumere un ruolo attivo nei processi decisionali. Negli ultimi anni, diversi studi nazionali e internazionali hanno mostrato che in Svizzera i giovani non possiedono le conoscenze e la consapevolezza necessarie per esercitare il ruolo attivo di futuri cittadini.

La Fondazione Dialogo – Campus per la Democrazia si propone di fornire a tutti i protagonisti dell’educazione alla cittadinanza le risorse e il sostegno necessari per far evolvere la situazione attuale. Perché anche in Svizzera l’interesse dei giovani per la democrazia non cade dal cielo!

 

Franchino Sonzogni (chino@ticino.com) ha studiato alla Scuola Magistrale di Locarno e alla Facoltà di lettere dell’Università di Friborgo. È stato insegnante di italiano e storia e vicedirettore nelle scuole medie del Cantone Ticino. Responsabile del progetto nazionale “La gioventù dibatte” per le regioni di lingua italiana, si occupa di numerosi progetti destinati ai giovani su temi legati alla lettura, alla scrittura e alla mediazione dei conflitti interpersonali.

 

 

 

RAGGIUNGERE LA SEDE DELLA CONFERENZA

La conferenza si terrà presso la Sala delle Edicole (Arco Valaresso) in Piazza Capitaniato (Vedi mappa). Chi si servisse del treno per arrivare a Padova, potrà raggiungere la sede della conferenza con il metrobus (direzione Capolinea Sud-Guizza) o con l’autobus 18 (direzione Sacra Famiglia-Via Siracusa). La fermata consigliata per entrambi i mezzi è Riviera Ponti Romani che dista 5 minuti a piedi da Piazza Capitaniato (percorso). Metrobus e bus possono essere presi nel piazzale antistante la stazione e i biglietti possono essere acquistati in ogni edicola oppure nella biglietteria APSHOLDING sita nello stesso piazzale di accesso ai mezzi pubblici. Il costo del biglietto è di € 1,30.

 


[1] Amleto, V, ii, 281.